Intervista a Nyei Murez, Teo Alfero, e Jim Morris sul prossimo Evento a Paestum

IL DESTINO E’ NELLE TUE MANI

Un’intervista a Nyei Murez, Teo Alfero, e Guilhem Morera (Jim Morris) sul nostro prossimo evento: Saltare nell’Abisso: Nascendo al nostro Destino a Paestum – Italia 6, 7 & 8, novembre 2015

di Zoì Kainosis e Klara del Drago
Questa è la 1 di 2 parti della nostra conversazione tra le co-sponsor Zoì e Klara, e Nyei, Teo e Guilhem (Jim), che saranno gli istruttori di questo evento unico a Paestum!

Nei suoi libri Carlos Castaneda parla del suo apprendistato con il nagual don Juan Matus – leader di un gruppo di veggenti di un lignaggio dell’antico Messico risalente a diecimila anni fa – e su come si sono preparati per il loro finale salto nell’abisso al termine delle loro vite. Castaneda lo descrive come una pratica che impone dedizione e scelte di vita. In che modo Tensegrity®, la versione moderna del lavoro di questo lignaggio, ci prepara per una simile prodezza?

Nyei:
Per chiarire, il salto nell’abisso che Carlos Castaneda ha descritto nei suoi libri non era alla fine della sua vita, ma una cosa che lui stesso affrontò alla fine del suo apprendistato con don Juan. È stato un atto compiuto dopo anni di pratiche quotidiane dedicate alla consapevolezza di sé, al silenzio interiore e al sognare – tutte arti che don Juan Matus insegnò ai suoi allievi. Don Juan disse che a un certo punto entra in gioco tutto quello che un apprendista impara, sia nello stato di consapevolezza normale che in quella accresciuta, ed è in questa fase che egli deve spostare la sua consapevolezza sulla sua vera essenza, chiamata il corpo di sogno. Carlos ha attuato questo spostamento quando è saltato in un abisso – un balzo in uno stato di abbandono totale – subito dopo aver assistito alla partenza di don Juan dal mondo.
Ispirato dal suo profondo amore per il suo maestro, egli voleva andare con don Juan e il suo gruppo di veggenti, ovunque essi stessero andando. Ma non era il suo momento e dopo aver fatto quel salto, invece di trovarsi con don Juan o in fondo ad un burrone, si ritrovò nel suo appartamento a Westwood, nei pressi dell’Università UCLA. Questo evento epocale ha rappresentato un cambiamento completo nella sua enfasi, in cui si è abbandonato con totale fiducia alla sua essenza – a ciò che don Juan chiama la “vera mente”, piuttosto che la consueta ” mente io-io.”
Questo spostamento è lo stesso che possiamo fare tutti i giorni, negli atti più semplici o negli incontri, per prepararci ai momenti più importanti di svolta nella nostra vita.
E’ interessante il fatto che l’ultima cosa che don Juan disse a Carlos prima della sua partenza sia stata: “Spero che troverai l’amore!” E lo salutò agitando la mano. “Ciao!”. Queste sono le ultime parole che Carlos ha sentito prima di saltare nell’abisso. Don Juan una volta aveva chiesto al giovane Carlos cosa che stava cercando nella vita. “Sto cercando l’amore, don Juan,” questa fu la risposta del giovane e inesperto Carlos. Don Juan affermò che il problema era che tutti dicono di volere l’amore incondizionato – ma per dare effettivamente quel tipo di amore ci vuole un guerriero.
In ultima analisi il salto nell’abisso è il salto in quel tipo di amore. L’amore ha molte espressioni – l’amore per un membro della famiglia, un collega, un progetto, un’esplorazione, un campo di studio – una via con il cuore, uno sguardo verso il sublime.
Ed è quello che i nostri insegnanti – Carlos Castaneda, Florinda Donner-Grau, Taisha Abelar e Carol Tiggs – ci hanno guidato a fare. Pratichiamo i movimenti di Tensegrity® (Tensegrita’), la ricapitolazione della vita, il silenzio, le pratiche del sognare e l’integrazione di tutte queste pratiche tra di loro: il Theater of Infinity® (Teatro dell’Infinito). Queste pratiche ci portano l’energia, la consapevolezza e l’affetto di cui abbiamo bisogno per avere il coraggio di interpretare nuovi ruoli nelle nostre interazioni quotidiane. A volte, questo significa vincere la paura, quando è il momento di fare una presentazione ad una conferenza, concentrandosi invece sul vostro amore per l’argomento e sulla gioia di condividerlo con il pubblico. Oppure può significare mettere da parte la tua storia di “non essere ascoltato” in modo da poter ascoltare l’altro. Anche semplicemente incontrare il tuo partner in cucina al mattino può essere un salto nell’abisso. Se lo/a incontri essendo preparato/a, prendendoti prima un momento per praticare dei movimenti che ti aiutano a centrarti, a respirare e a richiamare il silenzio, è probabile che sia un incontro più amorevole.
Questi “salti” quotidiani sono un aiuto per prepararci a salti più grandi, come ad esempio quando terminiamo gli studi e andiamo a lavorare, o iniziamo una relazione, o diventiamo genitori, o mandiamo il nostro figlio piccolo a scuola. Essi ci collegano al corpo di sogno.

Teo:
Anche prestare attenzione ai cicli della natura ci aiuta a creare tale connessione. Nella nostra evoluzione, quando noi esseri umani eravamo in uno stato pre-verbale, i nostri antenati erano in contatto con il loro corpo di sogno molto più di quanto lo siamo oggi. Vivendo in silenzio, percepivano la rotazione della terra, l’arrivo della pioggia, il flusso dei movimenti delle grandi mandrie. I Magical Passes® (Passi Magici) ci aiutano a mantenere questa capacità di percepire il mondo naturale e il corpo di sogno, a percepire e comunicare in modi che vanno oltre il linguaggio.
Le tecniche usate dai veggenti e che don Juan ha insegnato ai suoi allievi, sono ciò che la Tensegrity® continua ad insegnare oggi in una forma adattata. Ci aiutano a far tornare la nostra consapevolezza al nostro corpo e al nostro essere, andando oltre la dipendenza dalle nostre menti che commentano continuamente, in modo da poter tornare a percepire, sentire e rivendicare il nostro diritto di nascita – tramite le nostre “vere menti” e la nostra interconnessione con la vita organica ed inorganica.
Le persone usano spesso la parola “spirituale” per descrivere queste esperienze. Ma sia che ne siamo consapevoli o no, tutti noi proveniamo dallo spirito e abbiamo una connessione con esso, quindi vorrei piuttosto fare riferimento ad esso come ad un apprendimento naturale, il processo di reclamare il nostro stato naturale di consapevolezza. Nel mio caso posso accedere a questo stato sia mentre pratico i movimenti di Tensegrity®, che quando mi dedico ai lupi e ai giovani che visitano il ranch di ‘Wolf Connection’. I lupi hanno una capacità innata di essere contemporaneamente in questo mondo, dimenando la coda quando arriva il cibo, ed essere totalmente collegati, alla terra sotto di loro, alle altre creature che li circondano e alle stelle sopra di loro.

Guilhem (Jim):
Sì. È bellissimo. Posso sentire quel particolare stato di conoscenza silenziosa-intuitiva quando sto lavorando con i clienti. Prima di iniziare Tensegrity® per me questo tipo di consapevolezza era solo una vaga idea, ora invece, dopo aver praticato per diversi anni, posso percepire e sentire l’energia della vita intorno a me. Questo mi aiuta nel mio lavoro che è quello di aiutare le persone, e quando parlo con qualcuno in una sessione privata, sia che lo conosca o meno, arrivo a capire il nocciolo del problema solo osservando come si muove l’energia. Quando qualcosa si manifesta nella persona che viene per essere aiutata, la sento anche dentro di me. Sembra accadere maggiormente quando mi sono concentrato su di loro con completa accettazione ed affetto.

Conoscete altre similitudini tra le iniziazioni Greche ed i rituali Toltechi oltre al ‘salto’?

Nyei:
Vogliamo chiarire che il salto non era un rituale, c’erano molte maniere in cui gli apprendisti potevano spostare la propria enfasi nel corpo di sogno e ci sono molti modi di farlo per noi adesso. Ciò che conta è che ci stiamo riconnettendo con il corpo di sogno, con la nostra completezza e stiamo prendendo decisioni da questo stato. I modi in cui possiamo farlo, come abbiamo descritto prima, sono infiniti e sono qui davanti a noi.
Visto che stiamo parlando della connessione di noi stessi con il corpo sognante, è interessante vedere in che modo le due tradizioni affrontano la nostra sensazione umana di essere ‘separati’ o incompleti; e che li fuori c’è un’’anima gemella’ o ‘fiamma gemella’ che abbiamo bisogno di trovare per poter essere felici.
Nella tradizione Greca c’è una storia, descritta da uno degli oratori del Simposio di Platone, secondo la quale gli esseri umani erano in origine doppi, finché Zeus, minacciato dal loro tentativo di scalare il Monte Olimpo, li divise a metà, da allora ognuno ed ognuna di noi sta cercando la proprio metà.
Anche il Popol Vuh dell’antica tradizione Messicana ha una storia simile di esseri umani divisi, separati dal loro proprio potere divino dai Padri della Creazione perché erano troppo potenti. Anche nel Messico antico, la lingua Nahuatl ha in sé il concetto dualistico del tonalli – che alcuni studiosi interpretano come lo spirito del giorno – ed il nagualli –interpretato da alcuni come lo spirito della notte, come la connessione con alcuni specifici spiriti animali che ci aiutano guidandoci per tutta la nostra vita. Don Juan descriveva il tonal come la parte temporanea di noi che inizia alla nascita e termina alla morte, che comprende tutto ciò a cui possiamo dare un nome o descrivere. Il nagual è la parte di noi che è eterna, quella che non si può descrivere, né dargli un nome. Si riferì poi a questo dualismo in termini di persona e di corpo energetico o corpo di sogno.
Carlos ci chiedeva: “Sapete chi è la vostra anima gemella?” E noi, aspettando la risposta, pensavamo: “Accidenti, magari ha davvero trovato la mia anima gemella – ed è un bell’uomo o una donna bellissima…” e Carlos, rispondeva, dicendo: “La vostra anima gemella è proprio qui! E’ il vostro corpo di sogno!!!! Ed è lui la donna o l’uomo dei vostri sogni!”.
Come diceva Carlos, sembra che gli esseri umani abbiano sempre raccontato storie di esseri divisi, dagli dei, dalle circostanze, o da altre persone, che hanno cercato la completezza al di fuori di sé stessi. Ma la completezza, diceva, è proprio dentro di noi – con il nostro corpo di sogno. Questa è la nostra ‘ metà mancante’.
Se sei connesso con il tuo corpo di sogno, diceva, puoi avere una vera collaborazione amorosa. Senza questa connessione non ti sentirai mai veramente felice a lungo, con niente e con nessuno.
Un altro esempio connesso con questo collegamento tra la completezza ed il corpo di sogno si può trovare nella tradizione di Asclepio, il dio greco della guarigione conosciuto sin dal V secolo a. C.. Allora, le persone bisognose di una guarigione andavano al tempio del dio e lì passavano la notte; poi raccontavano i loro sogni ad un sacerdote, il quale li interpretava e prescriveva loro la terapia più appropriata.
La parola ‘salute’ significa ‘completezza’ e – per i veggenti del lignaggio di don Juan – siamo in salute e completi quando siamo allineati con il nostro corpo di sogno, coltivando anche la consapevolezza dei nostri sogni e la consapevolezza nel nostro stato di sogno.

Guilhem (Jim):
E’ interessante risalire alle antiche origini del concetto Greco-Romano di ‘anima’. Ho una passione per lo studio delle scienze antiche. Vengono da un tempo diverso, da un solco diverso di quella che don Juan ed i veggenti del suo lignaggio chiamavano la ruota del tempo. La nostra civiltà occidentale moderna, le cui origini sono Greco-Romane, non dà troppo credito a ciò che la gente antica aveva compiuto. I Greci studiarono in Egitto. Pitagora passò tredici anni nei templi Egizi prima di aprire la sua scuola dei misteri in Grecia. In Egitto e in Mesopotamia, come in Messico ai tempi dei Toltechi, c’erano persone che erano custodi di determinate conoscenze; come i Toltechi, anche loro erano guaritori, astronomi, custodi dei calendari, oracoli, architetti, sacerdoti…
Esistono altre similitudini tra le due culture. Per esempio, presso gli Egiziani si procedeva alla cosiddetta ‘pesatura dell’anima’. Essi credevano che, al momento della morte, il cuore di una persona messo sul piatto di una bilancia dovesse avere lo stesso peso di una piuma, solo in questo modo l’anima, o “Ka” (i Toltechi avrebbero detto il corpo di sogno) avrebbe potuto continuare il suo viaggio. C’è la stessa idea nella tradizione Tolteca che un essere umano deve essere vuoto, intendendo vuoto di giudizi verso se stesso e gli altri e di cose non terminate. Taisha Abelar descriveva questa condizione in un altro modo: diceva che bisogna riconoscere il proprio valore come pari a zero – ossia né positivo né negativo, solamente neutrale – e che, per arrivare a questo, bisogna ricapitolare, rivedere la propria vita per potersi sbarazzare di tutti i giudizi indesiderati e per poter essere liberi…
Anche le antiche concezioni Greche degli dei e delle dee sono simili – esseri invisibili ma pieni di forza, capaci di influenzare il loro mondo, molti di essi con caratteristiche umane e manie, quali rabbia, gelosia e lussuria. Allo stesso modo, le culture dell’antico Messico, avevano il loro pantheon di dei e dee – i cosiddetti alleati o aiutanti inorganici e le guide provenienti dai mondi invisibili, ed anche loro, avevano caratteristiche uniche da superare.

Teo:
Anche l’idea che si potesse diventare come un dio o un semi-dio attraverso l’interazione con gli dei, trova un parallelo nella visione degli antichi veggenti, i quali ci dicono che possiamo diventare migliori attraverso la re-incorporazione nelle nostre vite del nostro corpo di sogno invisibile. Possiamo dire che le gesta di consapevolezza realizzate dai veggenti dell’antico Messico attraverso l’integrazione con il corpo di sogno, quasi come una realizzazione divina, siano diventate il tema di leggende e miti. Ognuno di noi ha una memoria energetica e genetica di questa connessione che è stata tramandata attraverso i millenni, di generazione in generazione come un tesoro nascosto.
L’ultima volta che sono venuto in Italia, è stato in occasione del tour a Pompei. Mentre camminavo per le sue strade ho avuto sprazzi di memorie, ho cominciato a vedere le strade piene di gente che si muoveva in ogni direzione, interagendo, portando merci. Conoscevo lo scopo delle costruzioni prima di vederle. Il mio corpo di sogno aveva raggiunto una parte della mia discendenza italiana, che in qualche modo aveva già fatto prima esperienza di quella città e mi stava aiutando ad integrare questi dimenticati/nascosti/inaccessibili aspetti del mio lignaggio ancestrale. Questa esperienza mi ha aiutato a fidarmi della mia guida interiore – la mia connessione con il corpo di sogno – e a portarla anche nel mio lavoro, nella relazione con mia moglie e mia figlia e, al tempo stesso, nella mia relazione con la terra dove vivo e la nuova sistemazione per Wolf Connection.

Tenendo conto del concetto greco di fato, in cui gli dei a volte possono prendere decisioni spietate sugli uomini e sul loro destino, ci chiediamo che cosa è rimasto oggi di quella antica concezione, e che ruolo può svolgere, o non svolgere, nella nostra concezione moderna di destino?

Nyei:
‘Fato’, dal latino ‘predizione’, è inteso a significare “la causa presunta, forza, volontà o principio divino che predetermina gli eventi”. E ‘destino’, dal latino ‘destinare’, significa “il potere nascosto che si ritiene controlli cosa accadrà in futuro”.
La mia collega e sorella energetica Renata Murez racconta una meravigliosa storia su Carlos che ha descritto come questi due principi lavorino insieme. Una volta che erano seduti insieme in un bar lei gli fece una domanda: ‘Come scegli le cose da fare o dove andare?’ Carlos allora tese la sua mano sinistra e, con l’indice destro, indicò il centro del palmo: “Qui è dove comincio, proprio qui, nel centro… poi mi guardo intorno, e che vedo? Scelte, molte scelte, ognuna rappresentata da una delle mie cinque dita.”
“E per fare una scelta, ogni scelta, mi incammino lungo il percorso di tale scelta; per esempio, se voglio guardare la scelta rappresentata dal mio dito mignolo, mi incammino su questa strada, cercando informazioni, conversando, sentendo come vivere quel percorso per tutto il tempo, muovendomi dalla base fino alla punta del mio dito mignolo. Se lungo la strada sento un nervosismo nella pancia, o della diffidenza nella situazione intorno a me, mi ritiro da quel percorso; e di nuovo ritorno verso il centro del mio palmo. Poi provo ancora, con un’altra scelta, come quella rappresentata da mio dito anulare. E se sento solida questa scelta, con il ‘finale aperto’ e piena di energia, allora è questo il percorso che scelgo.
Tutta la mia mano – il palmo e tutte le dita – può essere il mio destino, un contesto datomi dallo Spirito, per il solo fatto di essere disponibile. Ma ho scelto il mio destino. Decido di percorrere un percorso, una delle mie dita, non tutte, e questo è il mio destino. Il destino viene dal fato – il fato mi ha portato ad incontrare don Juan – ma quello che ne faccio è il mio destino. Lo faccio con la massima cura, gli do la mia massima attenzione, tenendo lo Spirito vicino a me mentre cammino verso il mio destino.”

Guilhem(Jim):
La mia storia rispecchia quel viaggio in cui ho provato le diverse dita della mano, per così dire. Nella mia vita ero confuso e non sapevo che direzione prendere. Quando ho iniziato a praticare Tensegrity® lavoravo in teatro. Mia madre amava la poesia e avrebbe voluto che suo figlio fosse un artista; io amavo viaggiare, lavorare con un gruppo di persone, l’atmosfera del teatro, la giocosità, le avventure… ma non ero un vero attore, e quindi non mi sentivo così tanto a mio agio in quel mondo. Cercavo sempre di convincere le altre persone del gruppo a praticare Tensegrity® con me, ma loro non avevano alcun interesse a farlo.
Più tardi, quando mi sono trasferito a Los Angeles, seguendo il mio interesse per la Tensegrity®, lavoravo come insegnante di matematica, o per grandi aziende come un liceo francese, solo per guadagnarmi da vivere, così come mio padre aveva fatto per tutta la sua vita. Ho imparato molto da tutte queste esperienze, ma nella mia vita non c’era più passione.
Ho sentito di aver trovato la mia strada solo quando mi sono trasferito di nuovo in Francia seguendo il mio interesse per l’antico misticismo. Ho scritto un libro su un vecchio sistema di lettura delle carte e ho trovato un editore che lo ha pubblicato; poi ho incontrato Howard Crowhurst che stava studiando i megaliti a Carnac e nel resto del mondo. Ho iniziato a collaborare con lui ed abbiamo fuso le pratiche di Tensegrity® con gli incontri negli antichi siti – come abbiamo fatto insieme l’estate scorsa, durante il workshop di Tensegrity® a Carnac – lasciando che il silenzio portato dai movimenti di Tensegrity® e dal Theater of Infinity® ci collegasse con il profondo silenzio millenario e la saggezza degli antichi allineamenti di pietra di Carnac.
Da allora, mi sono immerso completamente nel mio lavoro senza dover forzare nulla, ora sembra che semplicemente tutto fluisca… le porte cominciarono ad aprirsi, una dopo l’altra. Sento che sto vivendo il mio destino. Amando completamente i miei genitori, ho integrato la poesia e la matematica nello studio dei simboli antichi, ed ho trovato la mia strada, quella che mi rende molto felice.
E sto praticando un diverso tipo di teatro, il Theater of Infinity®, che integra i movimenti di Tensegrity® nella vita quotidiana – aiutandomi a vedere i ruoli abituali che interpreto nelle mie interazioni, come ad esempio, “il critico”, “la vittima”, “la persona che non si impegna” – e che mi da la possibilità di interpretare nuovi ruoli come, ad esempio, “la persona che gode pienamente la sua vita ed è attiva e partecipe a tutto ciò che accade intorno a lui”.

IL DESTINO E’ NELLE TUE MANI – PARTE 2

Un’intervista a Nyei Murez, Teo Alfero, e Guilhem Morera (Jim Morris) sul nostro prossimo evento: Saltare nell’Abisso: Nascendo al nostro Destino a Paestum – Italia 6, 7 & 8, novembre 2015

di Zoì Kainosis e Klara del Drago

PARTE 2 – Un’introduzione della nostra visita alla mitica Grotta dell’Angelo (Pertosa-Auletta), dove sperimenteremo come il gioco può aiutarci a reclamare il nostro destino in un’interazione consapevole con la natura.

La mia domanda riguarda il ‘salto nell’abisso’: ‘Dove sono questi abissi o l’ignoto, nella nostra vita quotidiana?’

Nyei:
In una delle domande di cui sopra, abbiamo dato alcuni esempi di salto nell’abisso che avvengono regolarmente in situazioni non abituali, o portano una nuova prospettiva a relazioni e attività apparentemente familiari. Trasformare una di queste interazioni o attività apparentemente note, e forse poco gratificanti, in un momento di gratificante stupore è una delle pratiche che facciamo nei nostri seminari attraverso il Theater of Infinity®.
Nel Theater of Infinity®, ci riuniamo in piccoli gruppi e riproduciamo alcune scene della nostra vita quotidiana, per riuscire a vedere come interpretiamo il personaggio di noi stessi. Ad esempio, se in un’interazione interpreto il mio ‘me’ abituale che non è d’accordo con il responsabile, sto creando delle resistenze all’interazione, perché parto dal presupposto che so già che cosa sta facendo questa persona. Se invece prima pratico un movimento di Tensegrity®, avrò un atteggiamento di maggiore equilibrio, allineamento e una respirazione più fluida. Così anche la mia consapevolezza si sposta rendendomi più disponibile ad ascoltare e collaborare. Questo è un atto di trasformazione: abbiamo preso ciò che è noto, lo abbiamo infuso con l’energia sconosciuta del corpo di sogno ed abbiamo vissuto la scena in modo nuovo.

Guilhem (Jim):
Per me il salto nell’abisso era fare qualcosa nella mia vita che mi piacesse realmente. Avevo paura di reindirizzare la mia vita verso qualcosa che mi avrebbe realizzato. In particolare, avevo timore per ciò che riguarda l’aspetto economico, di non essere in grado di guadagnarmi da vivere. Ho pensato che avrei dovuto lottare nella vita. Inoltre, all’inizio non riuscivo nemmeno a nominare quello che mi piaceva veramente. A volte è difficile sapere se qualcosa va bene per te senza averla provata prima. Ci vuole tempo… Quindi dalla vecchia posizione del mio io, sembrava che ci fosse un abisso tra l’impostazione della mia vita così com’era e il sogno di completezza che io intendevo… e non si salta nell’abisso una volta per sempre. Quello che ho sentito è che sono ‘scivolato’ nell’abisso, come nei miei sogni d’infanzia in cui imparavo a volare. Mi ricordo che sentivo una corrente d’aria, poi mettevo a tacere i miei pensieri e lasciavo che la densità dell’aria mi portasse via. Nei miei sogni dovevo raggiungere e mantenere un equilibrio all’interno di me stesso per essere in grado di volare. Questo è quello che ho sperimentato anche nella mia vita. Ho iniziato a scrivere un libro, poi ho tenuto un seminario su quello che avevo scritto e, poco a poco, mi sono reso conto che avevo fatto il salto e che stavo scivolando in questo abisso, questo ignoto. Tuttavia in me c’era ancora un po’ di paura, ma la pratica di Tensegrity® mi stava aiutando a mantenere questo equilibrio nella mia vita. E l’aria stava diventando sempre più densa e stava diventando ogni giorno più facile seguire i venti…
Ci sono molte sfide qui – nella ricerca di un posto di lavoro, nel crescere i nostri figli, nell’accettare il punto di vista di un’altra persona, nel lavorare con qualcuno che non abbiamo scelto! Se a prima vista non sei d’accordo, guarda un po’ più a fondo nella tua vita. Ogni giorno, minuto per minuto, ci sono prove ovunque! Almeno per me! Tanti abissi dove possiamo imparare a saltare e scivolare…

Teo:
Carol Tiggs parla di prepararsi per essere in grado di saltare nell’abisso con consapevolezza anziché inciampare e cadere nel baratro impreparati, in balia delle circostanze… Quindi, per me personalmente, faccio lo sforzo di impegnarmi solo per quello che so di poter fare, mostrandomi al momento giusto, riflettendo prima di parlare o prima di premere “invia” su una e-mail inconsapevole.
Come posso attualizzare, visualizzare, realizzare il mio destino superando le paure che mi chiudono nella gabbia di me stesso, ripetendomi frasi negative a cui sono abituato: “non posso, non posso, non posso”, “sono un perdente”, “non sono abbastanza bravo”. Nella vita quotidiana, la mia ‘evoluzione’ sembra essere rallentata, dai pensieri, dalle preoccupazioni e da una quasi totale attenzione agli altri ed a ciò che essi pensano di me.

Nyei:
Possiamo cominciare con: ‘dove ho appreso queste frasi o stati d’animo? Dove ho imparato questo tipo di distrazione che mi allontana dall’essere creativo e collaborativo?’
Sapere che queste frasi, con i relativi stati d’animo, vengono da un passato in cui possono essere state rilevanti, non significa che siano funzionali ora! Recitare queste frasi nel Theater of Infinity® ti consentirà di notare che anche altre persone dicono cose simili a loro stessi. Questo ti farà vedere soluzioni illuminanti e nuovi modi di parlare a te stesso.
Per molti di noi, parlare e relazionarsi a sé stessi in maniera solidale, è come saltare in qualcosa di sconosciuto, di nuovo. Ma le vecchie abitudini si possono cambiare, non è così difficile, possiamo farlo momento per momento mettendo l’attenzione su: ‘Come percepisco me stesso? E’ un pensiero e un intento che migliora il mio corpo, il mio essere e gli altri intorno a me?’ Questa pratica può anche condurre a molti momenti di silenzio interiore!
Praticando insieme a Paestum, troveremo alcuni di questi momenti di azione inspirata, non-verbale e silenziosa, di quando eravamo bambini. Ricordarli e reclamarli è una delle strategie migliori contro i nostri pensieri negativi e ci da un nuovo punto di riferimento nel presente. Le risposte sono dentro di noi. Ognuno di noi può portare sé stesso verso il basso o verso l’alto, a seconda di dove mette la sua attenzione.

Teo:
Sì, per quanto mi riguarda, mi rendo conto che sotto il mio dialogo negativo c’è la paura dell’ignoto, ed il cercare di eluderla mi trattiene nel suo circolo vizioso. Il trucco è quello di continuare a mettere un piede dopo l’altro attraverso – non intorno – le nostre paure, ed in questo modo il gioco e l’umorismo diventano parte dell’arte del praticante. Gioco ed umorismo smussano il bordo tagliente della nostra storia dell’”io non sono abbastanza bravo”.

Sento che ogni volta che passo più tempo nella natura si attiva un aspetto di me che, con molta semplicità, si connette al mio livello energetico. Posso aspettarmi da questo prossimo workshop di raggiungere un dialogo dinamico e attivo con la natura nella mia vita quotidiana, anche quando non ci sono fisicamente?

Teo:
Durante il prossimo workshop, avremo l’opportunità di trascorrere del tempo nella natura – con brevi escursioni nelle zone circostanti, guardando le onde che si infrangono sulla riva. Ed abbiamo un evento molto speciale programmato per il lunedì, quando avremo l’opportunità di sperimentare la perfezione artistica della natura all’interno delle Grotte di Pertosa-Auletta, o Grotta dell’Angelo. In barca, attraverso il suo fiume sotterraneo, entreremo nelle sue caverne e sperimenteremo il gioco di luci ed ombre, il silenzio e l’eco della musica naturale provocato dalla caduta delle gocce d’acqua al suo interno.

Sono particolarmente entusiasta della nostra visita a questa grotta, perché quando, molti anni fa, lavoravo come alpinista, allenavo e guidavo le persone in una grotta in Sud America… ricordo ancora chiaramente la sensazione nel mio corpo quando camminavo, strisciavo e mi arrampicavo per un miglio nel ventre della terra, spegnevo la mia torcia e semplicemente ero lì… nel buio totale, con un leggero flusso d’aria e nel silenzio assoluto. Dopo un po’ di tempo il corpo si spostava naturalmente verso la percezione dell’energia ed iniziavo a vedere aloni di debole luce bianca e percepivo il flusso della consapevolezza tutt’intorno a me. Visitare luoghi come questo ci dà l’opportunità di sentire le tenebre, la quiete e la luce interiore. Si attinge al nostro lignaggio di esseri umani. Non vedo l’ora di sperimentare nuovamente quelle sensazioni e di condividerle con tutti i presenti.

Quando siamo nella natura e ci connettiamo con questi momenti, ci rendiamo conto che siamo in sintonia e diventiamo consapevoli che la natura è sempre intorno a noi.
Siamo in grado di connetterci con gli alberi che costeggiano il marciapiede o con il prato del parco. Siamo in grado di connetterci con i cicli della luna, del sole e delle stelle!

Guilhem (Jim):

Collegarsi con la natura dentro e fuori di noi, come ha descritto Teo, può collegarci al nostro essere energetico, e questo si ritrova nei miti di tutto il mondo. Molte culture hanno miti e storie relativi ad attraversare fiumi per raggiungere un mondo sotterraneo, o un altro mondo. Un antico mito messicano comprende l’attraversamento di vari fiumi nell’aldilà. Nell’antica mitologia greca le persone attraversavano il fiume Stige, per entrare nel mondo degli inferi e diventare forti immergendosi in quel fiume. Achille era stato totalmente immerso in quel fiume ad eccezione del tallone – che per questo, quella era l’unica parte vulnerabile del suo corpo – il che causerà la sua fine terrena. Questi miti sono per noi un monito a non dimenticare che, nelle nostre vite, dei cicli finiscono ed altri nuovi iniziano. Per navigare attraverso questi cicli e vivere il nostro scopo abbiamo bisogno di tenere un piede in entrambi i mondi, per così dire, e la natura ci aiuta a ricordarcelo.
Carlos Castaneda descrive un simile intreccio, o unione simbolica, nella conclusione del capitolo Il salto nell’abisso nel libro Il Lato Attivo dell’Infinito con queste parole: “Sapevo quello che dovevo fare. Avevo poco tempo. Corsi alla massima velocità verso il precipizio e saltai nell’abisso. Sentii il vento sulla faccia per un momento, e poi il buio più misericordioso mi inghiottì, come un pacifico fiume sotterraneo”.
Il capitolo successivo inizia con lui che si ritrova nello studio del suo appartamento a Los Angeles, all’inizio di un nuovo viaggio della sua vita, quello in cui il suo insegnante non era più in questo mondo e lui era stato costretto a riporre una maggiore fiducia nel suo corpo di sogno.
Possiamo vedere questo anche nella nostra vita, in certi punti di svolta – ad esempio, a volte un’amicizia o un progetto raggiunge la fine di un ciclo e deve trasformarsi, o passare ad un altro livello per continuare. Ogni persona coinvolta deve adattarsi, per rinnovarsi. Attraverso la connessione di tutto il nostro essere con i movimenti di Tensegrity®, il Theater of Infinity® e le Grotte naturali di Pertosa-Auletta, percorreremo quel cammino per rinnovarci.

Come faccio a capire se sto realizzando il mio destino?

Guilhem (Jim):

Ripensate, andando a ritroso, a tutti i momenti più appaganti della vostra vita. Questo era il vostro seguire o realizzare il vostro destino!
In questo momento, combinando elementi di Tensegrity® con la mia passione per l’esplorazione, la scoperta e la riattualizzazione di antiche conoscenze – quasi come farebbe un archeologo – sento che sto vivendo il mio!

Nyei:
Possiamo anche dire che siamo sul cammino del nostro destino per il fatto che siamo interessati o curiosi di fare qualcosa!
Aiuta molto guardare a che giochi o ruoli hai giocato da bambino. Come hai giocato? Cos’hai fatto? Quali storie o miti ti hanno ispirato? Cosa hai sognato di essere o di vivere una volta diventato grande?
Potreste scoprire che in realtà state già vivendo quei sogni… Questo è quello che esploreremo insieme in questo seminario.
Ad esempio, da bambina, mi piaceva ascoltare la musica per flauto. Per me evocava la leggerezza, il gioco, le storie di folletti e fate protagonisti delle leggende irlandesi o celtiche. Così i miei genitori mi donarono un flauto e mi fecero prendere lezioni. E lo suono ancora. Quando suono il flauto la musica fluisce in modo naturale. Si, c’è l’impegno, l’esercizio e la disciplina, ma non sto forzando nulla. Non sto davvero parlando a me stessa, sono più in ascolto. E sento che alcuni dei miei antenati – da mio padre che è un trombettista, a mia madre che mi ha portato a tutte quelle lezioni di musica e concerti, a mia nonna che era un cantante, ad altri appartenuti a molte generazioni passate – ne stanno godendo e partecipando… Mia madre lo disse con molta semplicità: “Tu sei piena di gioia e porti agli altri la gioia quando suoni”.
E’ un viaggio continuo – imparare quando prepararsi e praticare e quando lasciare andare, lasciare che il fiume della musica scorra. Ci aiuta ricordare che noi non ‘lavoriamo’ o ‘lottiamo’ con la musica, noi suoniamo la musica.
In occasione del recente seminario a Sochi avete invitato i partecipanti ad esplorare anche la condizione del gioco. Potete dirci qualcosa al riguardo?

Teo:
Il gioco è il modo in cui impariamo, gli animali giocano insieme spontaneamente, ed è così che imparano a comunicare, a creare legami, a sincronizzare il loro stato emotivo ed energetico… e ad andare d’accordo l’uno con l’altro. E come Carol Tiggs ha sottolineato a Sochi, è anche il modo in cui impariamo.
Quando, con quello spirito di gioco, abbiamo imparato un’abilità da bambini, spesso diciamo che è la nostra “seconda natura”. I veggenti dicono che quando impariamo qualcosa nella “seconda attenzione”, lo stato di consapevolezza accresciuta o “sognare da svegli,” assorbiamo conoscenza ad un livello molto più profondo, il livello primordiale.
Nel momento in cui aumentiamo la consapevolezza e la condizione di gioco nella nostra vita, la nostra creatività e la consapevolezza di sogno arrivano.
Da bambino mi immaginavo di essere Robin Hood con il suo spirito giocoso, l’amore di una bella donna e una banda di uomini allegri che lo aiutavano ad essere il paladino degli oppressi. E oggi io sto vivendo così tanti aspetti di quel sogno – sto conducendo una vita consapevole che include la Tensegrity®, ho una moglie e una figlia che adoro, una grande squadra con cui lavoro e una riserva naturale che dà un vita sicura e felice ai lupi soccorsi e recuperati, e che cambia quotidianamente le vite di molti giovani. Questa vita mi rende pieno di energia e mi aiuta ad affrontare gli alti e bassi della quotidianità, invita alla creatività, alla gioia, alla salute, alla visione e alla speranza per l’umanità.

Nyei:
E questo è quello che esploreremo insieme a Paestum – come portare più gioco nella nostra vita e come il gioco ci aiuta a sognare. Ci metteremo in contatto con i sogni della nostra infanzia e con il nostro naturale spirito di gioco, con coraggio salteremo nei ruoli e nelle risposte utili alla realizzazione del nostro destino, sia nel Theater of Infinity® che nel teatro della vita!

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Un’intervista a Jim Morris

LA TENSEGRITA’ DI CARLOS CASTANEDA

conduttore del prossimo EVENTO DI TENSEGRITA’ A ROMA

Jim Morris, il cui nome francese è Guilhem Morera, è un Istruttore associato di Tensegrità e l’autore del libro: «La cartomanzia degli antichi Magi». Jim ha iniziato a praticare la Tensegrità nel 1998. Ora lavora come co-organizzatore di eventi per Cleargreen e collabora regolarmente con loro nei Seminari di Tensegrità e nelle Pratiche Intensive in Europa.

Può parlarci un po di lei e di come ha scoperto la Tensegrità?

Ho scopertto i libri di Carlos Castaneda quando avevo 20 anni e questo ha rivoluzionato la mia vita.

Sono rimasto agganciato alla descrizione della realtà che lui proponeva. Il maestro di Carlos Castaneda, un indio Yaqui della provincia di Sonora in Messico e di Yuma in Arizona, conosciuto con il nome di don Juan Matus, diceva che il cambiamento deve avvenire prima all’interno di noi stessi e che se non vogliamo sentirci come delle foglie portate dal vento, dobbiamo prenderci la responsabilità dei nostri atti. Egli diceva che qualsiasi cosa noi facciamo in questo mondo, sia che siamo vincitori o perdenti, siamo comunque tutti prigionieri di un sistema di interpretazione; ed in ogni caso viviamo tutti nel passato, in quello che è stato, ma mai nel momento presente.

Dopo di lui, per il seguito di Carlos Castaneda: Florinda Donner Grau, Taisha Abelar, Carol Tiggs ed i veggenti del suo lignaggio, la nostra essenza è diventare degli esseri percettori e la vera libertà è la libertà di percezione.

Una notte, mentre leggevo uno di questi libri la mia coscienza si è sfocata ed io mi sono ritrovato in un cielo immenso, circondato da nuvole di energia che fluttuavano. Ero pura consapevolezza, sentivo la pressione dell’Infinito ed avevo paura. Mi sono risvegliato con la sensazione che tutto ciò di cui parlava don Juan era vero. Esiste un altro anello di realtà dove nascono i miti, un altro regno dell’esistenza al quale possiamo accedere con la nostra consapevolezza…

la vita non si riduce ad agitarsi per i soldi, alla ricerca dell’amore perfetto, alla competizione per essere il migliore, a provare di salvare o cambiare il mondo… Ci sono altre cose, c’è un potere più grande nell’universo. Potevo sentirlo e dovevo semplicemente riconoscerlo.

Di colpo tutto tornava a posto. Non dovevo più portare il fardello del mondo intero, nè combattere per cercare di cambiare il mondo, ben sapendo che i miei sforzi sarebbero comunque stati vani…

Il mio viaggio nella Tensegrità è iniziato in quel momento, qualcosa si era risvegliato dentro di me.

Era quella parte di noi stessi che gli sciamani-veggenti chiamano il ‘corpo di energia’. Un doppio di noi stessi fatto di pura energia che è direttamente connesso a tutto ciò che esiste. Avevo scoperto che in questo mondo c’è più di quello che l’occhio può vedere, che l’invisibile agisce sul visibile e che con il potere del nostro intento possiamo influire sulla costruzione della realtà.

Come descriverebbe la Tensegrità alle persone che non la conoscono?

Direi che la Tensegrità è l’applicazione pratica e moderna degli insegnamenti degli sciamani dell’antico Messico a cui appartiene il lignaggio di don Juan Matus. La Tensegrità ci permette di pulire ed equilibrare la nostra vita con l’aiuto degli strumenti degli antichi veggenti – i movimenti o Passi Magici; la Ricapitolazione è una pratica che ci aiuta a rivedere alcuni momenti chiave della nostra vita al fine di vedere e comprendere le abitudini che ci governano; degli esercizi di sogno che ci permettono di incrementare il tempo trascorso nella consapevolezza intensa. Tutti questi elementi ci aiutano a raggiungere il nostro corpo di energia affinchè, sia mentre dormiamo che quando siamo svegli, possiamo disporre completamente della nostra migliore energia.

Riassumendo: la Tensegrità è un’arte di navigazione completa per questo viaggio di consapevolezza che noi chiamiamo la nostra vita, sia nella consapevolezza quotidiana che in altri livelli di consapevolezza. E’ il sogno dei veggenti di questo lignaggio ininterrotto per quanti di noi sceglieranno di viaggiare su questo percorso.

Cosa le ha dato la pratica della Tensegrità?

La prima cosa che ho sperimentato con la pratica dei movimenti e delle respirazioni di Tensegrità è uno stato di presenza e di benessere che il mio corpo non aveva mai sentito prima.

I Passi Magici mi hanno aiutato a connettermi con la consapevolezza della Terra, delle Stelle e di altre creature viventi… il mio corpo lo è tutt’ora. Essi mi hanno aiutato ad interrompere il flusso delle mie preoccupazioni, hanno portato in me il silenzio, mi hanno aiutato a sentire il mio corpo di energia, mi ha fatto ritrovare la sensazione della fiducia, della gioia, la percezione degli altri esseri e del mondo che mi circonda.

Grazie alla ricapitolazione delle scene più importanti della mia vita ho avuto modo di ripulire il mio rapporto con i miei genitori. Invece di vedere la mia esistenza iniziare alla mia nascita, cioè, al posto di vedere tutto a partire da me, ho capito tante cose su di loro e sui loro antenati. Con questa pratica sono arrivato alla conclusione che non dovevo giudicare i miei genitori perchè loro avevano solo fatto del loro meglio con quello che avevano ereditato dalle generazioni precedenti, ed ho finito per sentire una compassione immensa per tutti i miei predecessori e molta gratitudine per tutti coloro che mi hanno aiutato ed incoraggiato nella mia vita.

Questa combinazione di movimenti e ricapitolazione mi ha aiutato a connettermi con il mio corpo di energia, il che mi ha permesso di sognare e di far entrare qualcosa di nuovo nella mia vita. Durante il periodo in cui ho vissuto a Los Angeles ho sentito parlare della sienza sacra nascosta nel gioco delle 52 carte ed ho immediatamente sentito una profonda connessione con questa conoscenza. Questa scoperta mi ha portato ad un viaggio nel corso del quale ho conosciuto molti guaritori; ed è culminata con la scrittura di un libro: «La Cartomanzia degli Antichi Magi».

Possiamo veramente dire che la Tensegrità mi ha aiutato a trovare e a manifestare la passione della mia vita. Prima di conoscere la Tensegrità sono stato un giovane tipico, sempre confuso e alla ricerca di una direzione; con la Tensegrità ho trovato una direzione, la mia direzione, quella che corrisponde al mio cuore e alle mie reali risorse energetiche.

Com’è stato coinvolto in Cleargreen e qual’è stata la sua esperienza diretta di lavoro con gli apprendisti di Carlos Castaneda?

Il mio coinvolgimento in Cleargreen è avvenuto poco a poco nell’arco di molti anni per via del mio impegno in questa pratica. Don Juan aveva quattro apprendisti: Carlos Castaneda, Taisha Abelar, Florinda Donner Grau e Carol Tiggs, e la mia esperienza di lavoro con gli apprendisti dei quattro apprendisti di don Juan è stata molto intensa. Quando li ho visti la prima volta in alcuni Seminari internazionali, sono rimasto colpito per il sostegno che ho sentito venire da loro. E quando poi mi sono trasferito a Los Angeles questo sentimento si è intensificato.

Prima di allora non ero abituato a sentire un tale sostegno per il mio essere. Con gli altri, sia con la mia famiglia, che nelle diverse situazioni di lavoro che conoscevo, avevo sempre e soltanto conosciuto persone in competizione tra di loro. Il cui scopo era quello di rafforzare l’immagine di loro stessi, di sminuirsi in diversi modi gli uni con gli altri, o permettendo di essere sminuiti perchè attratti dal ruolo della vittima.

Quello che ho sperimentato con gli apprendisti degli apprendisti di don Juan Matus è un intento che non è allineato con delle preoccupazioni personali ma con l’intento dell’Infinito, un intento molto astratto, debordante di generosità, di gentilezza e compassione.

In che modo crede che la sua vita sia stata infuenzata dalla pratica della Tensegrità?

Come ho già menzionato, in quel momento della mia vita, la pratica della Tensegrità mi ha aiutato a trovare la vera passione della mia vita. A vent’anni lavoravo in Francia in una compagnia teatrale e quando mi sono trasferito negli Stati Uniti ho fatto diversi lavori ed avevo la sensazione di avere cambiato una scena di teatro con il teatro della vita.

Solo recentemente, al mio ritorno in Francia, a poco a poco ho realizzato che il mio ruolo di artista drammatico era finito. Ho capito che quello che avevo amato del teatro era la vita da nomade, il lavorare insieme ad un gruppo di gente ed anche il poter vivere momentaneamente la vita di diversi personaggi. Ma dentro di me la guarigione riecheggiava più profondamente. Per me non si trattava più di essere sulla scena, ma di aiutare, di guidare le altre persone a cambiare la loro vita e a connettersi con lo Spirito. Sentivo che stavo uscendo dalla luce dei proiettori, per così dire, ma nello stesso tempo sapevo la mia posizione non era mai stata così ancorata. Quello che facevo nella vita non era più basato sul mio desiderio di essere ammirato o sulla mia paura di non avere abbastanza, ma sulla gioia e l’apertura di cuore che avevo sentito con la Tensegrità e che sperimento ora ogni volta che lavoro con qualcuno nell’ambito della guarigione.

Essere al servizio e facilitare gli strumenti dell’evoluzione della consapevolezza va oltre me stesso ed uso questo sentimento di gioia come una bussola. Sento che ho trovato il mio cammino con un cuore, ed è il mio cammino con la Tensegrità che mi ci ha portato.

Sta scrivendo altri libri in questo momento? Quali sono i suoi progetti?

Il mio primo libro è un manuale sull’antica e sacra scienza della divinazione, della conoscenza di se stessi contenuta nel gioco delle 52 carte, ed ogni giorno sperimento la meraviglia di questa conoscenza, che è talmente profonda e precisa che può aiutare tante persone a crescere e a trasformarsi. Voglio continuare a divulgare questo lavoro ed aiutare la gente ad usarla nella loro vita. In questo momento sto lavorando ad un altro libro riguardo a questa conoscenza, tengo dei wokshop per insegnarla e faccio anche delle consultazioni private.

Lei terrà un Seminario di Tensegrità a Roma il prossimo aprile, potrebbe parlamene?

In questo Seminario, grazie al silenzio, che è la porta per il mondo dell’energia, potremo trovare un nuovo punto di vista ed una nuova direzione riguardo a qualche problema della nostra vita.

Durante quest’evento esploreremo e svilupperemo le nostre poblematiche con l’aiuto dell’arte dei veggenti chiamata il Teatro dell’Infinito, uno strumento presentato per la prima volta in Europa nel nostro precedente Seminario di Londra, nel novembre del 2012, organizzato dal Concord Institute in collaborazione con Cleargreen.

Il silenzio aquisito con la rapprentazione teatrale ci aiuta a liberarci dei ruoli che siamo abituati a recitare. Grazie a questo silenzio potremo connetterci agli elementi – all’acqua, alle piante, ai minerali, alle stelle – e sentiremo, esploreremo e riceveremo delle risposte e dei nuovi punti di vista.

Infine potremo percepire la nostra connessione con gli altri e saremo parte di un cerchio per da dare e ricevere.

Quest’evento è indirizzato sia ai praticanti esperti che ai principianti, ed è un’introduzione al prossimo Seminario che si terrà in Europa, che avrà luogo ad Amsterdam.

Quale consiglio pratico darebbe ad una persona che vorrebbe portare la Tensegrità nella sua vita di tutti i giorni?

Come per tutte le cose, il segreto è nella pratica, se vogliamo portare la Tensegrità nella nostra vita quotidiana dobbiamo iniziare ad informarci su quest’argomento, a conoscerlo. Possiamo andare a vedere il sito internet di Cleargreen, i DVD, o partecipare ad un evento di Tensegrità; in questo momento ce ne sono tanti e di diversi tipi. Una volta al mese c’è una Classe di Tensegrità che è tenuta in diretta, via internet, dallo studio di Los Angeles di Cleargreen; e presto saranno disponibili anche in streaming. Ci sono anche delle Serie di Classi locali di Tensegrità tenute dai Facilitatori di Tensegrità in formazione in tutti i gruppi di pratica del mondo. E tutti questi eventi conducono ai nostri Seminari, che sono degli avvenimenti più importanti. Il prossimo in Europa ci sarà nella regione di Schoorl, vicino Amsterdam, il 28 e il 30 giugno. Che sarà seguito da una giornata trascorsa in bicicletta, alla scoperta della quiete delle dune di sabbia in uno stato di consapevolezza intensa, insieme agli altri praticanti di Tensegrità.

Qualunque sia il modo in cui vi avvicinate alla Tensegrità, una pratica giornaliera di qualche minuto al giorno o notte, vi aiuterà enormemente a restare in connessione con la vostra essenza energetica e con la forza chiamata lo Spirito.

Intervista di Sadia Nassim per il Concord Institute

Affilatissimo Intento

“Solleva nugoli di polvere con i piedi,” mi ordinò “sentiti enorme e massiccio.”

Provai e immediatamente ebbi un senso di imponenza. In tono scherzoso osservai che il suo potere di suggestione era incredibile e mi sentivo davvero gigantesco e feroce. Mi assicurò che il mio senso delle dimensioni non era prodotto dalla suggestione ma dallo spostamento del mio punto di unione.

Raccontò che gli uomini dell’antichità erano entrati nella leggenda perché dalla conoscenza silenziosa avevano appreso del potere che si poteva ottenere spostando il punto d’unione. In scala ridotta, gli stregoni avevano ricatturato quell’antico potere. Muovendo il punto di unione riuscivano a manipolare le sensazioni e a cambiare le coseIo stavo cambiando le cose sentendomi grosso e violento.

I sentimenti trattati così prendevano il nome di intento.

( C.C. Il potere del silenzio, la manovrabilità dell’intento – il terzo punto)

La possibilità di attivare quella forza universale che è l’intento è basata sul sentimento del mondo.   La volontà o la determinazione dell’io piccolo di per sè non sono sufficienti, in quanto nella vita quotidiana sono di solito sviluppate in una situazione di separazione dal mondo.   Il guerriero trova la sua completezza nel sentire e percepire il mondo fino a raggiungere un profondo coinvolgimento, nell’essere qui ed ora, il sentimento del mondo.  Raggiunto tale sentimento la sua volontà può divenire la volontà dell’aquila.

Nelle citazioni tratte da Una realtà separata, comincia a rivelarsi con straordinaria chiarezza l’atteggiamento che gli sciamani adottavano in ogni loro impresa intenzionale. Lo stesso Don Juan sottolineò che, per i praticanti moderni, l’aspetto più interessante del mondo era la consapevolezza nitida che avevano raggiunto in merito alla forza universale che essi definivano intento. Secondo gli antichi sciamani, il legame tra ognuno di quegli uomini e tale forza era così netto e preciso 

da consentire loro d’influenzare le cose a proprio piacimento.

Secondo Don Juan, chiunque manifestasse anche il minimo interesse per il mondo degli antichi sciamani, veniva immediatamente  attirato nel cerchio del loro intento affilatissimo. Esso, sosteneva, era una realtà incommensurabile che nessuno di noi potrebbe mai contrastare. Inoltre, aggiungeva, non c’era alcuna necessità di combatterlo, dato che era l’unica cosa che contasse. Era l’essenza del mondo di quegli antichi sciamani, il mondo a cui i praticanti moderni ambivano sopra ogni altra cosa.

 (C.C. La Ruota del Tempo, 66)

(rielaborazione di Kilian Erthran)

 

La vivente connessione

Nella mia continua rilettura dei testi di Castaneda trovo sempre qualcosa di nuovo che non avevo colto nella lettura precedente. Un passo de Il potere del silenzio mi ha da poco illuminato, finalmente ho capito! Ho capito che cosa è l’intento. O meglio diciamo che ho trovato una spiegazione che fosse per me accettabile di che cosa è l’intento. Non che non l’avessi già letta precedentemente (leggo i libri di Castaneda da più di dieci anni), ma adesso le parole risuonano (vibrano) con il mio sentire. E questo mi fa sentire illuminato (sono una donna ma qui il verbo non può che essere al maschile/neutro). Quante volte negli ultimi dieci anni mi sono ripetuta quella frase di don Juan ” l’ universo è una entità indifferente e la cosa migliore che un guerriero possa fare è almeno tentare di essere tanto indifferente quanto esso “. All’inizio la ripetevo perchè mi dava forza nelle mie rodomontiche lotte per resistere alla follia, in seguito perché avevo capito che di quella frase si sarebbe potuto cogliere tutto il senso soltanto intendendo l’ universo come un’entità consapevole. Sicchè andrebbe intesa ” l’universo è un’entità consapevole e indifferente ” e il nostro vivere e le nostre azioni sono immerse in esso o anche sono parte di esso. Quindi di quello che faccio, sento, penso, agisco, vivo, c’è qualcosa che ha sempre consapevolezza. La portata di questa comprensione è stata per me notevole. Per dirla in termini semplici ha rivoltato la mie prospettive come un calzino, dando un senso completamente diverso al mio esserci, al mio essere qui su questa terra, al mio percorso di vita, alle mie azioni, alle mie lotte.

In tutti questi anni come praticante di tensegrità sapevo che cosa era l’intento ma al tempo stesso non lo sapevo, si trattava di una forza a cui fare appello, una sorta di accesso, ma in questo mio modo di mettere le cose non ne coglievo a pieno il significato.

Né ‘Il potere del silenzio’ a un certo punto si parla dei modi di pensare razionali degli sciamani primitivi.

A un esame più attento, però, apparve evidente che quello che loro chiamavano allineamento delle emanazioni dell’Aquila non spiegava interamente quel che loro vedevano. Avevano notato che solo una porzione molto piccola del totale dei filamenti luminosi, all’interno del bozzolo, si caricava di energia, mentre il resto rimaneva inalterato. Vedere quei pochi filamenti carichi di energia aveva creato una falsa scoperta. I filamenti non avevano bisogno di essere allineati per _accendersi_, perché quelli all’interno del bozzolo erano uguali a quelli all’esterno. Ciò che li caricava di energia era decisamente una forza indipendente. Sentirono che non potevano chiamarla consapevolezza, come avevano fatto fino ad allora, perché la consapevolezza era lo splendore dei campi di energia che si accendevano. Così la forza che accendeva i campi fu chiamata volontà.

Don Juan aveva detto che quando il loro vedere era diventato ancora più sofisticato ed efficace,

si erano accorti che la volontà era la forza che teneva separate le emanazioni dell’Aquila ed era responsabile non solo della nostra consapevolezza ma di ogni componente dell’universo. Videro che questa forza aveva la consapevolezza totale e scaturiva da quegli stessi campi di energia che formavano l’universo. …

Sta parlando della volontà dell’essere umano, della volontà di ognuno di noi. Il che significa cha la nostra volontà è una frazione, per quanto piccola, dell’universo. Cioè il nostro essere qui è un compito, o una sfida se vogliamo, che ci ha assegnato l’universo. Ma c’è ancora di più, la volontà, l’intento proprio perciò sono l’accesso al potere. Insomma l’intento è qualcosa di fondante, una sorta di principio o legge dell’universo, e per questo la volontà del guerriero, un essere consapevole, traccia un cammino di potere.

Decisero allora che intento era più approfondito che volontà. Alla lunga, tuttavia, il nome risultò svantaggioso perché non manifestava la sua straordinaria importanza né la vivente connessione che aveva con le componenti dell’universo.

Don Juan aveva asserito che il nostro grande errore collettivo era di vivere le nostre esistenze senza tenere in alcun conto quella connessione. L’operosità delle nostre esistenze, e poi spietati interessi, preoccupazioni, speranze, frustrazioni e paure avevano la precedenza e, vivendo alla giornata non ci si accorgeva di essere legati a tutto il resto.

Don Juan aveva esternato la propria convinzione che l’idea cristiana della cacciata dall’Eden pareva un’allegoria della perdita della nostra conoscenza silenziosa, la conoscenza dell’intento. La magia era un ritorno ai primordi, un ritorno al Paradiso. …

L’ Intento è la vivente connessione.

  (autrice Kilian Erthran,  marzo 2013)

Possiamo far uscire l’energia dal corpo?

Durante una pratica di gruppo qualche tempo fa qualcuno mi ha rivolto una domanda mentre praticavamo il passo di Carol Tiggs per estrarre l’energia negativa dalle ovaie:  “Ma se lancio lontano da me l’energia negativa non la sto buttando addosso agli altri che mi sono vicini?”

La domanda è razionale e del tutto naturale, se si crede che stiamo lanciando energia che esce dal corpo.  C’è in realtà un forte fraintendimento in questo modo di vedere le cose e si trova  una bellissima spiegazione nel seguente passo tratto  dalla serie maschile, Tensegrità, Carlos Castaneda.

<<I praticanti di Tensegrità vengono seriamente incoraggiati, al pari dei praticanti sciamani dei tempi antichi, a ottener il massimo effetto dai movimenti così brevi grazie all’intenzione di lasciar andare una scossa di energia dei tendini ogni volta che eseguono i passi stessi. “Don Juan, non credi che ogni volta che io lascio andare questa scossa di energia  sto sprecando la mia energia dei tendini, facendola fuoriuscire dal mio corpo? ” gli chiesi una volta.”Tu non puoi far uscire l’energia dal tuo corpo”, rispose.”L’energia che stai solo apparentemente sprecando quando liberi una scossa nell’aria in realtà non viene affatto sprecata, perché non lascia mai i tuoi confini, qualunque sia la posizione di tali confini. In realtà stai fornendo una scossa di energia a quella che gli stregoni dell’antico Messico chiamavano la nostra ‘crosta’ o ‘corteccia’, Secondo questi stregoni, dal punto di vista energetico gli esseri umani sono simili a palle luminose racchiuse da una buccia piuttosto spessa, simile a quella di un arancio; alcune ce l’hanno dura e più spessa, simile alla corteccia di un vecchio albero.” Don Juan spiegò che il paragone tra un arancio e un essere umano è impreciso, perché la nostra buccia o corteccia si trova all’interno dei nostri confini, così come la buccia di un arancio è all’interno del frutto stesso, ed è composta dall’energia indurita che è stata scartata nell’arco della nostra esistenza dai nostri centri vitali a causa del logorio della vita moderna.”Colpire questa corteccia apporta qualche beneficio don Juan?” chiesi.”Molti”, disse, “soprattutto se i praticanti concentrano il loro intento in modo da centrare con i loro colpi la corteccia. Se intendono frantumare pezzi di questa energia indurita ricorrendo ai passi magici, questa stessa energia frantumata può essere assorbita dai centri vitali di energia.” >>

Dunque secondo Don Juan il corpo fisico e il corpo energetico sono sempre un unico conglomerato  all’interno della corteccia e i movimenti e la scossa di energia dei tendini non fanno ‘fuoriuscire l’energia’  ma servono solo a ridistribuirla adeguatamente.  La scossa di energia dei tendini nella serie maschile frantuma e rimuove l’energia indurita dal logorio delle abitudini quotidiane. I movimenti di tensegrità per allontanare l’energia negativa scartano l’energia che non serve e la spingono verso la corteccia.

Il fraintendimento ovviamente deriva dal pensare il mondo e il nostro corpo solo come materia. Quando diciamo ‘corpo’ intendiamo il corpo fisico, per gli sciamani il corpo umano è sempre quell’unica entità composta di corpo fisico e corpo energetico all’interno dell’uovo.

Per onestà mi sento di aggiungere che questa idea di far uscire energia dal corpo è una sorta di reminiscenza dell’ essere umano di qualcosa che  è comunque credo una possibilità, visto che seguendo i toltechi le interazioni con gli altri nella nostra storia personale ci portano a disperdere energia, che  possiamo recuperare con la ricapitolazione.

Quando Don Juan dice “Tu non puoi far uscire l’energia dal tuo corpo” si rivolge ovviamente a Castaneda e al suo grado di evoluzione. Visto che l’uomo medio o il praticante di tensegrità non ha certo un grado di sviluppo energetico maggiore di quello che poteva avere Castaneda al tempo in cui pose quella domanda, possiamo convenire in senso generale che non possiamo ‘far uscire’ energia dal corpo.  Ho visto comunque ad esempio H. Y. Lee curare le persone indirizzando con le punta delle dita energia a certe parti del loro corpo.  Per coloro che sono sufficientemente evoluti da poterlo fare è quindi possibile ‘cedere’ energia per scopi ben precisi come curare.  Ma tutto questo è ben lontano da quello che sono gli scopi e le funzioni della tensegrità volta a farci ritrovare la nostra originaria connessione al corpo energetico e all’universo.

(autrice Kilian Erthran)